Il Cielo in una Stanza

Data di creazione
13/12/2025
https://unibo.cloud.panopto.eu/Panopto/Pages/Viewer.aspx?id=853b61df-9a66-4be1-a777-b3cf00b6318a

La traccia audio è composta da diversi dialoghi estrapolati dallo spettacolo teatrale "I-TIGI" di Marco Paolini, e consiste di conversazioni e telefonate registrate. Questa selezione si propone di presentare materiale il più attendibile possibile, nel tentativo di raccogliere testimonianze e prove validate e accertate dall'indagine giuridica condotta in occasione del processo su fatti della Strage di Ustica. I dialoghi sono inoltre corredati da suoni della strumentazione radar e sonar, da squilli di telefono ecc.
L'audio riempie lo spazio dell'allestimento, e ha un duplice scopo: anzitutto, far immergere lo spettatore all'interno dell'atmosfera di un centro radar della difesa aerea, fatto di linguaggio in codice, procedure specifiche e talvolta concitazione in situazioni ad alta tensione; in secondo luogo, si propone di comprovare la consapevolezza e la responsabilità degli addetti che quella notte hanno assistito agli eventi tragici del volo Itavia 870, alcuni cercando di occultare altri di contenere l'emergenza in corso.
L'intera traccia restituisce l'idea di una voce da un interfono: questo aspetto è voluto, in quanto tutte le conversazioni all'interno di quelle strutture, siano esse avvenute in loco o in remoto, sono sempre registrate per motivi di sicurezza.
Parole chiave
Descrizione

Il Cielo in una Stanza si propone di condurre il visitatore all’interno degli spazi addetti al controllo del traffico aereo nella notte del 27 Giugno 1980. 
La stanza è pensata come complementare alla sala del DC9 allestita da Christian Boltanski, e successiva a quest'ultima in nell'ordine del percorso di visita. L'allestimento vuole ricreare la sala radar di un centro del controllo del traffico aereo appartenente alla Difesa aerea Militare Italiana e, per estensione, della rete NATO. Essa prevede uno spazio angusto, molto diverso dalla sala del DC9 che la precede e, a differenza di quest'ultima, è popolata: viene pensato per restituire una sensazione di intrusione dello spettatore in un ambiente claustrofobico e riservato, dove si manifestano tutta la concitazione e la fredda consapevolezza degli addetti.
Il personale militare siede alle postazioni di controllo, alle console, alla scrivania dell'ufficiale di servizio: questi sono rappresentati come divise senza volto, distaccati dalle responsabilità degli eventi e immersi nello scambio delle comunicazioni radio. Si tratta di manichini neri e dai volti privi di alcun tratto distintivo, membri di un sistema più grande, le cui identità sono state celate alla storia e il cui coinvolgimento nell'accaduto resta senza una sentenza.
A differenza dell'allestimento di Boltanski, questa stanza non è illuminata nè quieta: l'illuminazione è soffusa, per la maggior parte proveniente dalle apparecchiature elettroniche, colori accesi, luci fredde e alternanti. Allo stesso tempo, una traccia audio è trasmessa in loop all'interno della stanza, riproducendo estratti di telefonate e conversazioni tra vari operatori dei centri della difesa, e tra aria e terra. 

Autore/i
Andrea Lorenzo Perazzolo, Luca Filippetti, Giulio Melillo

con la gentile collaborazione di Alberto Stefano Petroselli, Lorenzo Russo e Stefano di Maddalena per le voci dei dialoghi, e Davide Collari per la strumentazione di registrazione e montaggio audio